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Il merletto a filet è un tipo di merletto o pizzo dalla caratteristica quadrettatura. Costruito su una rete con spazi riempiti a ricamo.
Nella zona di Pistoia l’arte del ricamo, pur avendo avuto origine nel 1700 o anche prima, si affermò soprattutto tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale a Pistoia la maggior parte delle artigiane si dedicava al ricamo a fili contati, spostandosi solo successivamente, secondo i dettami della moda a quello policromo, creato seguendo un disegno. Il lavoro artigianale del ricamo e della produzione di biancheria per la casa fu svolto soprattutto da donne e si era diffuso nelle campagne per integrare il reddito familiare piuttosto povero basato su un’economia agricola; inoltre è stata molto importante la produzione del filet, ancora oggi diffuso nella zona di Quarrata, una tipologia artigianale che sta a metà strada fra il merletto vero e proprio e il ricamo.
D’altro canto, sul territorio pistoiese la produzione del ricamo e dei merletti si intrecciava saldamente con la creazione di capi dove la decorazione ad ago si alterna agli inserti di quadretti a Aemilia Ars, di quelli detti popolarmente pizzi Tavarnelle, dello stesso filet e del buratto. Questo tipo di merletto-ricamo, particolarmente di moda nella Toscana degli anni trenta, ebbe notevole diffusione nella zona del Chianti e spesso veniva acquistato lì anche da ditte pistoiese che poi lo applicavano ai tovaglioli, accostandolo ad altre decorazioni ad ago. In genere il buratto serviva all’ornamento della balza, mentre il centro della tovaglia era ricamato in monocromia, spesso con la tecnica del punto antico o del punto ad ago. La produzione del buratto, comunque attecchì anche nel comprensorio del Montalbano fino a Vinci, un’area non a caso fortemente interessata anche dal filet. La manifattura del merletto era stata introdotta nel pistoiese in conseguenza ad una delle numerose crisi del lavoro delle “trecciaiole” ed è da rilevare che in ambi i casi ci si affida soprattutto alla produzione a domicilio, con una miriade di fattorini e intermediari.
Per quanto riguarda la produzione dei merletti, nella provincia toscana di Pistoia, alla fine del XIX secolo, un ruolo non indifferente svolse il laboratorio della contessa Gabriella Rasponi Spalletti he: colpita dalle condizioni umilianti in cui si trovavano le famiglie di Lucciano, del comune di Quarrata ed in particolar modo le donne; nel 1897 aveva creato nella sua villa una prima scuola-manifatturiera, con lo scopo sia di recuperare un’attività artigianale, e sia come miglioramento di condizioni per le famiglie del piccolo paese; chiamando cinque donne della zona a lavorare a ricamo, anzi più precisamente a filet. La contessa istruì le donne, provvedendo di tasca propria a comperare il materiale e retribuire il lavoro eseguito. Anche se le difficoltà furono numerose dopo due anni il laboratorio di Lucciano contava già circa una cinquantina di artigiane e le opere che uscivano dalla fattoria di Lucciano divennero famose anche oltre i confini toscani, tanto che ben presto furono presentati in varie mostre: nel 1902 alcuni lavori esposti a Roma, nel 1905 a Genova e un anno prima a Siena e persino all’esposizione universale a Saint Louis in America, dove ottennero il Gran Premio. Con l’ampliamento della produzione, nel 1903 era intervenuta la ditta “Francesco Navone” di Firenze che pare acquistasse tutti i capi realizzati nel laboratorio, per venderli sul mercato del capoluogo toscano. La collaborazione si estese notevolmente e l’azienda fiorentina iniziò a fornire i disegni e i filati alle artigiane della contessa Gabriella Spalletti. Intanto, per tenere dietro alla scuola in continua espansione, erano state chiamate diverse insegnanti e nel 1912 il gruppo artigiano fu trasformato in una vera e propria cooperativa che fu intitolata alla loro benefattrice, con il nome di:Scuola di modano e ricamo Contessa Spalletti, Lucciano - Quarrata.
La scuola migliorò molto le condizioni di vita di numerose famiglie del Comune di Quarrata e ; nel 1924 la società di mutuo soccorso contava addirittura 450 socie. Alcune delle artigiane che avevano iniziato a lavorare sotto l’egida della contessa Spalletti successivamente avviarono attività in proprio, come nel caso di una dei fondatori della ditta Giuntini di Quarrata, sorta negli anni ’20. Sempre agli albori del XX secolo, parallelamente alle istituzioni umanitarie, esistevano nelle zone di Pistoia, Serravalle Pistoiese, Tizzana e Quarrata, già diverse ditte che davano lavoro a domicilio e una fioritura ancora più considerevole di aziende si ebbe nel primo dopoguerra.