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I laterizi sono i mattoni impiegati nella tecnica edilizia romana per l'opera laterizia. Oggi tuttavia il termine viene utilizzato per indicare tutta la gamma di prodotti ceramici, tra cui appunto il mattone, utilizzati per le costruzioni edili (realizzazione dei muri verticali e dei solai)
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Erano realizzati con argilla, decantata e depurata in acqua e sgrassata con l'aggiunta di sabbia, secondo un procedimento simile a quello utilizzato per la ceramica, in particolare per quella d'uso comune, come ad esempio le anfore da trasporto.
L'argilla così preparata veniva successivamente lavorata mediante stampi in legno, che davano la forma voluta. I laterizi erano quindi fatti seccare per qualche giorno, protetti dai raggi diretti del sole e, quindi, cotti in fornaci, la cui temperatura poteva raggiungere i 1000°.
Venivano prodotti vari tipi di materiale edilizio, in primo luogo laterizi di varie misure:
Inoltre, si producevano tegole (piatte con bordi laterali sporgenti) e coppi curvi, destinati in origine a coprire le giunzioni tra le tegole. In generale le tegole erano larghe 1 piede e mezzo (44 cm) e lunghe poco meno di due piedi (57 cm).
Altri materiali erano:
In particolare, intorno alla metà del II secolo furono utilizzati mattoni di colori differenziati (nei vari toni del rosso e del giallo), alternati secondo un preciso disegno per realizzare paramenti dal grande valore decorativo.
La fabbricazione dei laterizi fu una vera e propria attività industriale. Gli stabilimenti di produzione (figlinae o figline), collocati in genere in prossimità di depositi di argilla e lungo le vie fluviali che consentivano un facile trasporto dei materiali prodotti, erano, in genere, di importanti personaggi, spesso legati alla famiglia imperiale.
Conosciamo i dati sulle officine dall'uso di marcare, su alcuni dei laterizi prodotti, quando erano ancora umidi, un marchio, che poteva recare diverse indicazioni. La forma del marchio, il "bollo laterizio", si trasformò nei diversi periodi: inizialmente rettangolari, con testo su una sola riga, divennero di forma semicircolare sotto l'imperatore Claudio, quindi lunati con Domiziano e ancora rotondi agli inizi del III secolo, con iscrizioni su una o due linee semicircolari, a cui si aggiungeva eventualmente una linea retta. I bolli rettangolari sono ancora impiegati, con iscrizioni su due righe, alla metà del II secolo. Con Teodorico sono attestati gli ultimi bolli laterizi, circolari oppure rettangolari.
Le indicazioni potevano riguardare la cava di provenienza dell'argilla, o la figlina, quest'ultima identificata spesso con il nome del proprietario; oppure dell'appaltatore (conductor) o del responsabile (officinator), e persino un motto. Sigle e abbreviazioni sono frequenti.
Sotto l'imperatore Adriano, nel 123 DC, la produzione delle figline che dovevano servire per i grandi progetti edilizi a Roma sembra sia stata riorganizzata centralmente, e sui bolli laterizi venne introdotto l'uso di segnare la data di fabbricazione (data consolare). Anche la storia successiva sembra indicare un progressivo accentrarsi della produzione laterizia sotto la diretta proprietà imperiale.