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Costellazioni tuareg

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I tuareg hanno una profonda conoscenza delle stelle, che costituiscono uno strumento indispensabile per orizzontarsi nel deserto. Anch'essi, come molti popoli del mondo, hanno individuato nella volta del cielo delle costellazioni in cui vedono personaggi e animali collegati ad una serie di miti.

[modifica] Le costellazioni

Le principali stelle che formano la costellazione della "cammella": le sette dell'Orsa maggiore più Arturo. La freccia che unisce il carro ad Arturo mostra quello che viene interpretato come un lungo collo arcuato.

[modifica] I miti

Grande e Piccolo Carro - Riguardo a Talamt d awara-nnet ("la cammella e suo figlio"), la leggenda vuole che si trattasse di Fakrou, la cammella del profeta Salih. Dei malvagi l'avrebbero uccisa ed essa venne trasformata in costellazione, mentre i suoi uccisori sarebbero stati trasformati, per punizione, in animali. La costellazione comprende non solo le 7 stelle dell'orsa, ma anche Arturo, che è la sua testa (così essa viene ad avere un lungo "collo", proprio come una cammella), mentre una piccola stella accanto ad essa è un artigiano che sta aspettando che la cammella venga uccisa per poter fabbricare una sella con la sua pelle (l'uccisione della cammella avverrebbe per il banchetto di nozze di Kukayod con una delle Figlie della Notte). Il piccolo cammello ruoterebbe intorno al picchetto, che è la stella polare. Secondo un'altra versione (Duveyrier 1864, p. 424) la Stella Polare sarebbe una schiava che tiene al guinzaglio il cammellino mentre la madre viene munta. Lenkeshem sarebbe il comando "tieni!" a lei rivolto. E dal momento che l'"Assemblea" avrebbe deliberato di ucciderla, la schiava se ne starebbe immobile per non farsi notare.

Pleiadi - Un mito ben preciso sulle vicende delle Figlie della Notte non è fin qui stato rilevato. È certo che Kukayod le insegue, senza mai raggiungerle, per sposarne una ("inseguimento di Kukayod" è un detto proverbiale a proposito di uno sforzo vano), anche se non è chiaro quale sia la sua promessa.

Orione - Di Amanar si sa solo che era un eroe leggendario, un valoroso guerriero dalla forza incomparabile. Ma non si conoscono episodi precisi a lui attribuiti. Una tradizione (raccolta da G. Barrère) afferma che sarebbe stato molto irascibile, al punto che avrebbe colpito la madre terra. Sarebbe quindi stato punito col caldo e col gelo: la mano destra (la rossa Betelgeuse), condannata al fuoco eterno, e il piede sinistro (Rigel, dalla luce bianca) immerso in permanenza nel ghiaccio. Ed ora il suo corpo giacerebbe, in cielo, abbandonato nudo alla vista di tutti.

Cane Maggiore e Lepre - Gli ifäräkfärakän sarebbero dei vassalli (imghad) che si muovono nelle erbe secche cercando di non farsi notare dalle gazzelle (ihenkad), ma non riescono a evitare di produrre rumori secchi. Lanciano quindi il cane (eidi) al loro inseguimento, ma Amanar interviene e ne fa lui una sua preda. Allora gli imghad si muovono contro altre due gazzelle (ener "la gazzella maschio" e tenert "la gazzella femmina"), che Amanar non può vedere perché sono alle sue spalle, e inseguono col cane eidi la gazzella maschio, e con la cagna teidit la gazzella femmina.

Scorpione - La scena immortalata dalla costellazione consiste nel tentativo di furto dei bei datteri della palma da parte di Abelkoray, che viene scoperto e denunciato dalle ragazze che stavano recandosi a prender acqua ad una pozza. Abelkoray era venuto sul posto a cavallo, lasciando la cavalcatura (eyes) nascosta in un punto oscuro della via lattea.

Quadrato di Pegaso - Secondo Casajus (p. 58), la volta celeste sarebbe sorretta da quattro pilastri (tagettewt, a nord-ovest, nord-est, sudovest e sud-est), che nessuno ha mai visto di persona. Ma affinché la gente non dubiti della loro esistenza, Dio avrebbe disposto in cielo quattro stelle che ne sarebbero la riproduzione: tafella (il tetto).

[modifica] Bibliografia

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