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Chinè e un tessuto di seta, ad armatura tela, di colore screziato, caratterizzato da disegni dai contorni sfumati ottenuti con la colorazione dell'ordito prima della tessitura con la tecnica della tintura a riserva anziché con la stampa sul tessuto già fatto.
Deriva dal francese, significa alla cinese, pronuncia scinè.
Due erano i metodi usati:
Si ottiene con la tintura di piccoli mazzi di fili d'ordito opportunamente legati, la legatura impedisce al bagno di colore di raggiungere i fili coperti, colorando solo la parte non legata. L'ordito viene poi montato sul telaio e si procede alla tessitura con un filo di trama di un solo colore. Per i piccoli spostamenti che subiscono i fili nell'arrotolamento e legatura dell'ordito ne risultano disegni con un effetto fiammato, striato, sfumato in senso verticale, con contorni imprecisi.
Si tesse un ordito di fili non tinti con una trama fittizia molto rada, si stampano con rulli i colori sul tessuto, si sfila la prima trama per procedere alla tessitura effettiva. Questo sistema, decisamente complesso, produce una maggiore precisione nel disegno.
La tecnica è simile a quella dell'ikat asiatico.
Molto in voga negli anni '30 e '40.
Oggi con questo nome si indicano tessuti di peso vario in seta, cotone o altre fibre anche sintetiche anche in mischia, che ne riproducono l'effetto con l'uso di filati chinè stampati in matassa con due o più colori.
Utilizzato in arredamento per cuscini, tapezzerie e tendaggi, e in abbigliamento soprattutto femminile per abiti, gonne e camicette.