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Benito Mussolini :

Benito Mussolini

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Bandiera Presidente del
Consiglio dei Ministri
Stemma
Benito Mussolini
Luogo di nascita Dovia di Predappio
Data di nascita 29 luglio 1883
Luogo di morte Giulino di Mezzegra
Data di morte 28 aprile 1945
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Coalizione
Mandato ottobre 1922 - luglio 1943
Elezione
Titolo di studio Diplomato
Professione giornalista e politico
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Vicepresidente
Predecessore Luigi Facta
Successore Pietro Badoglio

Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra28 aprile 1945) è stato un politico, giornalista e dittatore italiano.

Fondatore del fascismo, fu capo del Governo del Regno d'Italia - prima come Presidente del Consiglio dei Ministri, poi come Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato - dal 31 ottobre 1922 (con poteri dittatoriali dal gennaio 1925) al 25 luglio 1943. Fu inoltre Primo Maresciallo dell'Impero dal 30 marzo 1938 al 25 luglio 1943, e capo (Duce) della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.

Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, e direttore del quotidiano socialista Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista negli anni della guerra di Libia e i quelli precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell'intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del partito, si dimise dalla direzione dell'Avanti! e fondò Il Popolo d'Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal PSI. Nell'immediato dopoguerra, cavalcando lo scontento per la «Vittoria mutilata», fondò i Fasci Italiani di Combattimento (1919), poi divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista, autoritario e radicale, che in seguito assunse anche forti elementi antisocialisti che gli valsero l'appoggio della piccola borghesia e dei ceti industriali e agrari.

Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, decise quindi di puntare alla presa del potere. Forzando la mano delle istituzioni, con l'aiuto di atti di squadrismo e d'intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre del 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l'incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio del 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.

Nel 1935 decise di occupare l'Etiopia allontanandosi dallaTriplice Intesa (cui l'Italia aveva aderito col Patto di Londra nel 1915) e provocando l'isolamento internazionale dell'Italia. Si avvicinò quindi alla Germania Nazista di Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con il Patto d'Acciaio nel 1939. È in questo periodo che sono approvate in Italia le leggi razziali. Nel 1940, confidando in una veloce soluzione del conflitto, entrò in guerra al fianco della Germania. In seguito alle disfatte subite dalle Forze Armate italiane e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio del 1943, fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell'Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. Il 28 aprile del 1945, durante il tentativo di raggiungere la Valtellina, fu scoperto con addosso un cappotto militare tedesco e catturato dai Partigiani, che lo fucilarono insieme alla sua compagna Claretta Petacci.


Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La gioventù, la prima attività politica e la «grande guerra»

[modifica] La nascita e l'origine del nome

Alessandro, padre di Benito Mussolini
Rosa Maltoni, madre di Benito Mussolini

Figlio del fabbro Alessandro e della maestra elementare Rosa Maltoni, nasce il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione del comune di Predappio,[1] in provincia di Forlì.

Il nome «Benito Amilcare Andrea», fu deciso dal padre,[2] socialista dell'estrema ala anarchica, desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, celebre leader rivoluzionario reformista ed ex presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, primo deputato socialista eletto nel parlamento italiano.

[modifica] L'istruzione

Il giovane Mussolini frequenta le prime due classi elementari prima a Dovia e poi a Predappio (1889-1891); entra quindi nel collegio salesiano di Faenza (1892-1894), ma ne viene trasferito in seguito alla durissima punizione (comprensiva della retrocessione dalla classe quarta alla seconda) per una rissa nella quale ferì con un coltello alla mano un suo compagno[3]. Prosegue gli studi nel collegio Carducci di Forlimpopoli, dove consegue nel settembre 1898 la licenza tecnica inferiore. A partire dall'ottobre di quell'anno, per via di un secondo scontro con un altro alunno, è costretto a frequentare come esterno (solo nel 1901 è riammesso come convittore).

A Forlimpopoli, anche per l'influsso paterno, Mussolini si avvicina al socialismo militante e nel 1900 si iscrive al Partito Socialista Italiano. Dopo aver ottenuto la licenza, avanza domanda d'insegnamento per concorso o per incarico in diversi comuni: Predappio, Legnano, Tolentino, Ancona, Castelnuovo Scrivia.

Non essendo riuscito a salire stabilmente in cattedra e non avendo nemmeno ottenuto il posto di sostituto aiutante del segretario comunale di Predappio (la sua domanda fu respinta dal gruppo clerico-moderato con 10 voti su 14),[4] il 13 febbraio 1902 dopo una supplenza di pochi mesi nella scuola elementare di Pieve Saliceto, frazione di Gualtieri Emilia, emigra il 9 luglio 1902 in Svizzera a Losanna, dove s'iscrive al sindacato muratori e manovali, di cui poi diverrà segretario, e pubblica il suo primo articolo su L'Avvenire del lavoratore.

A quel tempo Mussolini era contrario al servizio militare e così nel 1902 emigrò in Svizzera per evitarlo.[5]

La casa natale di Benito Mussolini a Predappio, oggi un museo

[modifica] La Svizzera e la prima militanza

Fino al novembre vive in Svizzera, peregrinando di città in città e svolgendo lavori occasionali. È espulso due volte dal paese: il 18 giugno 1903 è arrestato come agitatore socialista, trattenuto in carcere per 12 giorni, e poi espulso il 30 giugno; il 9 aprile 1904 viene incarcerato per 7 giorni a Bellinzona a causa di un permesso di soggiorno falso. Nel frattempo riceve anche una condanna ad un anno di carcere per renitenza alla leva militare. Viene protetto da alcuni socialisti e anarchici del Canton Ticino, tra cui Giacinto Menotti Serrati e Angelica Balabanoff, con cui avvia una relazione sentimentale.[6]

Nel 1904 inizia l'attività di giornalista, con una passione che lo accompagnerà sino alla fine dei suoi giorni. Collabora con periodici locali d'ispirazione socialista (tra cui il Proletario) e studia presso la facoltà di Scienze sociali di Losanna, pare frequentando anche le lezioni di Vilfredo Pareto[senza fonte]. L'attività di giornalista rende evidente sin dai suoi primi scritti l'estraneità delle sue idee dalla tradizione ideologica a forte connotazione positivistica predominante nel socialismo italiano. Prende subito posizione contro tale orientamento riformista e si schiera per questo con l'ala rivoluzionaria del partito socialista, capeggiata da Arturo Labriola e invia corrispondenze al giornale milanese l'Avanguardia socialista; con il passare degli anni svilupperà una sempre più aspra avversione verso i riformisti, tentando di diffondere e di imporre all'intero movimento socialista una sua concezione rivoluzionaria[7]. È in questo periodo che mostra le maggiori affinità ideologiche con il sindacalismo rivoluzionario. Dalle discussioni con il pastore evangelico Alfredo Taglialatela trarrà una conclusione negativa sul problema dell'esistenza di Dio, sul quale non cambierà più idea. Le sue opinioni saranno in seguito raccolte nell'opuscolo L'uomo e la divinità, una breve dissertazione sulle motivazioni secondo le quali bisognerebbe negare l'esistenza di Dio.

Mussolini, inoltre, studia assiduamente il francese e cerca di imparare il tedesco, avvalendosi in quest'ultimo caso, dell'aiuto della Balabanoff.

[modifica] Mussolini giornalista e agitatore politico

Nel novembre 1904, essendo la condanna come renitente alla leva caduta per effetto di un'amnistia concessa in occasione della nascita dell'erede al trono, Umberto, Mussolini torna in Italia. Deve tuttavia presentarsi al Distretto militare di Forlì. Adempie ai suoi doveri di leva, venendo assegnato il 30 dicembre 1904 al Decimo Reggimento bersaglieri di Verona. Può tornare a casa con una licenza per assistere la madre morente (19 gennaio 1905). Poi riprende il servizio militare; al termine ottiene una dichiarazione di buona condotta per il contegno disciplinato.

Congedato, Mussolini rientra a Dovia di Predappio il 4 settembre 1906. Poco dopo si reca ad insegnare in Friuli, a Tolmezzo, dove ha ottenuto un posto da supplente dal 15 novembre sino al termine dell'anno scolastico. Nel novembre del 1907 ottiene l'abilitazione all'insegnamento della lingua francese e, nel marzo 1908, ottiene un incarico come professore di francese in una scuola tecnica, il Collegio Civico di Oneglia, in Liguria, dove insegnerà anche Italiano, Storia e Geografia. Ad Oneglia ottiene la sua prima direzione di un giornale, anche se si tratta di un foglio di provincia: il settimanale socialista La Lima.

Nei suoi articoli il neo direttore attacca tutte le istituzioni sia politiche che religiose, accusando il governo Giolitti e la Chiesa di difendere gli interessi del capitalismo piuttosto che quelli del proletariato. Per evitare problemi si firma con lo pseudonimo di «Vero Eretico». Il giornale suscita grande interesse e Mussolini comprende che il giornalismo d'eversione può essere uno strumento politico.

Tornato a Predappio, si mette a capo dello sciopero dei braccianti agricoli. Il 18 luglio 1908 è arrestato per minacce a un dirigente delle organizzazioni padronali. Processato per direttissima viene condannato a tre mesi di carcere, ma dopo 15 giorni è rilasciato in libertà provvisoria su cauzione. Nel settembre dello stesso anno è di nuovo incarcerato per dieci giorni, per aver tenuto a Meldola un comizio non autorizzato.

In novembre si trasferisce a Forlì, dove vive in una stanza affittata, assieme al padre che nel frattempo ha aperto la trattoria Il bersagliere con la compagna Anna Lombardi (vedova Guidi, madre della futura moglie del duce). In questo periodo, Mussolini pubblica, su Pagine libere (rivista del sindacalismo rivoluzionario edita a Lugano e diretta da Angelo Oliviero Olivetti), l'articolo La filosofia della forza, in cui fa riferimento al pensiero di Nietzsche. Il 6 febbraio 1909 si trasferisce a Trento, capitale dell'irredentismo italiano, dove è segretario della Camera del Lavoro, e dirige il suo primo quotidiano: L'avvenire del lavoratore.

Il 7 marzo di quell'anno si rende protagonista di un breve scontro giornalistico con Alcide De Gasperi, direttore del periodico cattolico Il Trentino. Mussolini collabora anche con il quotidiano Il Popolo, diretto da Cesare Battisti, sulle cui pagine scrive, il 12 giugno, a proposito della "santa di Susà". Così era chiamata una contadina, Rosa Broll, che era stata adescata da un sacerdote del luogo. Il prete aveva sparso in pubblico la voce che la contadina avesse qualche potere miracoloso, ma la frequentava in segreto con ben altri scopi. La vicenda era stata taciuta dalla stampa locale per pudore. L'anticlericale Mussolini ci vide invece un'occasione per gettare discredito sulle istituzioni religiose e svelò la tresca. L'articolo ebbe un così grande successo che la direzione del Partito Socialista trentino decise di farne una pubblicazione a sé stante al prezzo di 6 centesimi.

Il 10 settembre dello stesso anno Mussolini è incarcerato a Rovereto per diffusione di giornali già sequestrati e istigazione alla violenza verso l'impero asburgico; il 29 è espulso dal paese e ritorna a Forlì.

[modifica] Nel Partito Socialista

A partire dal gennaio 1910, è segretario della Federazione socialista forlivese e dirige il suo periodico ufficiale L'idea socialista, settimanale di quattro pagine (ribattezzato da Mussolini stesso Lotta di classe). Il 17 gennaio Mussolini inizia a convivere con Rachele Guidi, sua futura moglie. Inizia inoltre a collaborare con la rivista socialista Soffitta.

Continua anche il rapporto con Il popolo di Trento. Cesare Battisti gli chiede di scrivere un romanzo a puntate. Il compenso è di 15 lire a puntata. Mussolini sceglie uno dei suoi argomenti preferiti, la critica sociale anticlericale. Ispirandosi a una storia realmente avvenuta a Trento nel Seicento, scrive Claudia Particella, l'amante del cardinale Madruzzo. La prima puntata esce il 20 gennaio 1910. Il romanzo ottiene un tale successo da indurre Battisti a chiedere all'autore di prolungare la storia, portando il compenso a 25 lire a puntata. Il 23 agosto Mussolini partecipa al congresso socialista di Milano.

Un solo "Duce", molti miti
Lo svilupparsi, il consolidarsi e la successiva e definitiva decadenza del mito di Mussolini - o, meglio, dei diversi tipi di mito mussoliniano - sono stati analizzati dallo storico Emilio Gentile nel suo saggio Fascismo. Storia e interpretazione.[8]

Nel capitolo intitolato Mussolini: i volti di un mito, l'autore passa in rassegna ed esamina con l'ausilio di diverse testimonianze ampiamente documentate, i diversi momenti di colui che fu - appunto come mito - una componente fondamentale del fascismo e sicuramente uno dei miti più popolari nell'epoca fra le due guerre mondiali.
A essere tracciati sono quindi i profili dei diversi Mussolini: quello socialista, capo rivoluzionario e astro nascente del quadro politico nazionale al congresso di Reggio Emilia del 1912, il quale, in virtù anche della giovane età e della indubbia capacità oratoria, si proponeva come mito di una società che voleva essere moderna in maniera oltre e comunque differente rispetto alle spinte che venivano dalla corrente riformista del partito, in aperto antagonismo con la denunciata abulìa della politica giolittiana dell'epoca; quello nazionalradicale ed interventista, mentre era alle porte la prima guerra mondiale; quello del Capo e Duce che seppe coagulare attorno al movimento da lui creato, dopo la sua uscita dall'orbita del socialismo, una vera e propria fabbrica del consenso (il Mussolini della gente comune e giustiziere [per conto] del popolo); per giungere infine a quello della catastrofe e della caduta (della fiducia popolare, ma non solo) che, sfumata l'onda della macchina propagandistica e raccolti gli insuccessi in campo politico, diplomatico e militare, non poté che confidare nella visione degli irriducibili che da mitica non poteva che trasformarsi - inevitabilmente, si direbbe - in mistica.[9]
Scrive Gentile:

« Come altri miti politici del nostro tempo, anche questo [di Mussolini] è stato il prodotto di una situazione storica, cioè di condizioni sociali e psicologiche, culturali e politiche; ma, a sua volta, il mito ha operato nella realtà, ha influito sullo svolgimento della situazione storica condizionando l'atteggiamento di molte persone verso di essa. Nella moderna politica di massa, il mito ha un ruolo e un'attività che non possono essere trascurati nell'analisi dei movimenti collettivi senza compiere una sensibile mutilazione nella loro realtà storica. E questo vale soprattutto per il fascismo, che è stato il primo movimento politico di massa che ha portato il mito al potere.[10] »

L'11 aprile 1911 la sezione socialista di Forlì guidata da Mussolini vota l'autonomia dal PSI. Nel maggio dello stesso anno la prestigiosa rivista letteraria La Voce, diretta da Giuseppe Prezzolini, pubblica il suo saggio Il Trentino veduto da un socialista, costituito dagli appunti stesi da Mussolini durante la sua permanenza nel 1909.

Il 25 settembre Mussolini partecipa, assieme all'amico repubblicano Pietro Nenni, ad una manifestazione contro la guerra dell'Italia con l'impero ottomano per il possesso di Cirenaica e Tripolitania, che si conclude con scontri violenti con la polizia. Mussolini aveva definito l'impresa coloniale africana del governo guidato da Giovanni Giolitti un "atto di brigantaggio internazionale"; aveva inoltre definito il tricolore uno straccio da piantare su un mucchio di letame[11]. Arrestato il 14 ottobre, viene processato e condannato a un anno di reclusione (23 novembre). Il 19 febbraio 1912 la Corte d'Appello di Bologna riduce la pena a cinque mesi e mezzo e il successivo 12 marzo Mussolini viene rilasciato.


L'8 luglio 1912, al congresso del PSI di Reggio Emilia, avanza una mozione di espulsione nei confronti dei riformisti Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini e Guido Podrecca,[12] che viene accolta. Quindi entra nella direzione nazionale del partito. Collabora poi con Folla, giornale di Paolo Valera, firmandosi con lo pseudonimo "L'homme qui cherche". Grazie agli eventi del 1912 e alle sue qualità di brillante oratore, nel novembre 1912 diviene esponente di spicco dell'ala massimalista del socialismo italiano e giunge alla direzione più ambita per lui, quella del quotidiano organo ufficiale del partito: l'Avanti, succedendo a Claudio Treves. Tra il 1912 e il 1914, anni in cui sarà alla guida del quotidiano socialista, coadiuvato da Angelica Balabanoff, scelta per il ruolo di redattore capo, Mussolini aumenta la tiratura passando da 37 mila ad oltre 70 mila copie vendute. Nello stesso periodo (novembre 1913) fonda un proprio giornale, Utopia, che dirigerà fino allo scoppio della guerra e sul quale potrà esprimere tutte le proprie opinioni, anche quelle in contrasto con la linea ufficiale del partito.

Al congresso del Partito Socialista di Ancona del 1914, presenta con Giovanni Ziboldi una mozione (accolta) con la quale si riconosce esser incompatibile l'appartenenza alla massoneria per un socialista. Il 9 giugno è eletto consigliere comunale a Milano ed è protagonista della Settimana Rossa.

Allo scoppio della grande guerra interpreta con fermezza la linea non interventista dell'Internazionale socialista. Mussolini è del parere che il conflitto non potrà giovare agli interessi dei proletari italiani bensì solo a quelli dei capitalisti.
Nello stesso periodo, all'insaputa dell'opinione pubblica, il Ministero degli Esteri avvia un'operazione di persuasione negli ambienti socialisti e cattolici per ottenere un atteggiamento favorevole verso un possibile intervento dell'Italia in guerra. Riguardo agli ambienti socialisti, individua nel quotidiano del partito uno strumento per portare i socialisti dalla propria parte. È Filippo Naldi, "faccendiere" con numerosi agganci tra gli ambienti finanziari e il giornalismo (è direttore del bolognese Resto del Carlino), a prendere contatti con il direttore dell'Avanti[13].
Il 26 luglio pubblica un editoriale intitolato Abbasso la guerra, a favore della scelta antibellicista. Ma negli stessi giorni compaiono altri articoli, a firme di noti esponenti del partito, che, pur mantenendo fermo l'atteggiamento di fondo contro la guerra, entrano nel merito dell'alleato che gioverebbe meglio alla causa italiana. Già nei primi mesi del conflitto, appare tutta l'incertezza del partito socialista, che non sa risolversi tra la sua inclinazione antibellicista e la propensione verso la guerra come mezzo per rinnovare la lotta politica e smuovere gli equilibri consolidati nel Paese[14].
È in questo contesto che Filippo Naldi pubblica un polemico articolo sul Resto del Carlino, in cui accusa Mussolini di doppiogiochismo, ottenendo l'irata reazione del direttore dell'Avanti!. Cogliendo l'occasione per un chiarimento, si reca nella sede del quotidiano, a Milano, e conosce personalmente Mussolini. Sfruttando forse la sua insofferenza per la posizione ambigua del partito, ottiene dal direttore dell'Avanti! una prima "conversione", da posizioni antibelliciste ad un neutralismo condizionato. Il 18 ottobre, infatti, Mussolini pubblica sulla Terza pagina dell'Avanti! un lungo articolo intitolato «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante», in cui rivolge un appello ai socialisti sul pericolo che una neutralità avrebbe comportato per il partito, cioè la condanna all'isolamento politico. Secondo Mussolini, le organizzazioni socialiste avrebbero dovuto appoggiare la guerra fra le nazioni, con la conseguente distribuzione delle armi al popolo, per poi trasformarla in una rivoluzione armata contro il potere borghese.[15]

La sua nuova linea non è accettata dal partito; nel giro di due giorni Mussolini è allontanato dal giornale (20 ottobre). Nel periodo di direzione Mussolini, il giornale è salito da 30-45.000 copie nel 1913 a 60-75.000 copie nei primi mesi del 1914[16].
Mussolini è rapidamente capace di fondare, grazie all’aiuto finanziario di alcuni gruppi industriali siderurgici e zuccherieri (ancora con la mediazione di Filippo Naldi)[17], un suo giornale, da cui possa controbattere all'Avanti!
Il nuovo quotidiano è Il Popolo d'Italia, il cui primo numero esce il 15 novembre 1914.[18] Dalle colonne del suo giornale Mussolini attacca senza remore i suoi vecchi compagni. Col partito è rottura: il 29 novembre Mussolini è espulso dal PSI.

I tempi dell'operazione, e la provenienza dei finanziamenti, insospettiscono gli ex compagni di partito di Mussolini, che lo accusano di indegnità morale. Secondo costoro, infatti, egli avrebbe ricevuto surrettiziamente fondi occulti da agenti francesi in Italia, che lo avrebbero corrotto per farlo aderire alla causa dell'interventismo pro-Intesa.
La questione finisce davanti alla commissione d'inchiesta del collegio dei probiviri dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti, che esclude ogni ipotesi di corruzione giungendo alla conclusione che la nascita del giornale era da collegarsi esclusivamente al rapporto di simpatia personale fra Mussolini e il direttore del Carlino Naldi. Mussolini incontra altresì dei rappresentanti dell'Intesa in Svizzera, i quali assicurano all'esponente interventista solo il loro appoggio morale[19]

In dicembre prende parte a Milano alla fondazione dei "Fasci di azione rivoluzionaria" di Filippo Corridoni, partecipando poi al loro primo congresso il 24 e il 25 gennaio 1915.

Per approfondire, vedi la voce Fasci d'Azione Internazionalista.

In seguito, il suo interventismo si farà sempre più acceso e si accompagnerà con la veemenza contro le istituzioni parlamentari, che - nella sua idea di guerra come anticamera della rivoluzione - sarebbero dovute essere spazzate via - o quantomeno piegarsi - di fronte alla novità della guerra mondiale, dove le masse rivoluzionarie si sarebbero affacciate armate alla storia[20]:

« «Questi deputati che minacciano pronunciamenti alla maniera delle republichette sud-americane, questi deputati che diffondono – con le più inverosimili esagerazioni – il panico nella fedele mandria elettorale; questi deputati pusillanimi, ciarlatani… questi deputati andrebbero consegnati ai tribunali di guerra! La disciplina deve cominciare dall’alto se si vuole che sia rispettata in basso. Quanto a me, sono sempre più fermamente convinto che per la salute dell’Italia bisognerebbe fucilare, dico fucilare, nella schiena, qualche dozzina di deputati, e mandare all’ergastolo un paio almeno di ex ministri. Non solo, ma io credo con fede sempre più profonda, che il Parlamento in Italia sia un bubbone pestifero. Occorre estirparlo». »
(discorso interventista del 15 maggio 1915[21])

[modifica] Mussolini soldato

Benito Mussolini nel 1917 durante la Grande Guerra

Alla dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria (23 maggio 1915), Mussolini invia istanza di arruolamento volontario, che - come nella maggioranza dei casi - viene respinta dagli uffici di leva[22]. Viene finalmente chiamato come coscritto il 31 agosto 1915, ed è assegnato come soldato semplice al 12° bersaglieri, poi al 7° e il 2 settembre parte per il fronte con l'11° Reggimento Bersaglieri. Tiene un diario di guerra nel quale racconta della vita in trincea[23] e prefigura se stesso come eroe carismatico di una comunità nazionale, guerresca, socialmente gerarchica e obbediente.
Il 1º marzo 1916 viene promosso caporale per meriti di guerra. Nel suo fascicolo militare si legge, tra l'altro, «Attività esemplare, qualità battagliere, serenità di mente, incuranza ai disagi, zelo, regolarità nell'adempimento dei suoi doveri, primo in ogni impresa di lavoro e ardimento». Il 31 agosto successivo è caporal maggiore. Il 23 febbraio 1917 viene ferito gravemente[24] dallo scoppio di un lanciabombe durante un'esercitazione sul Carso. Durante la convalescenza viene visitato nel sanatorio da Vittorio Emanuele III[25]. Dopo la prima convalescenza in ospedale militare viene inviato in licenza nelle retrovie per 18 mesi, poi viene congedato illimitatamente nel 1919.[26] Tornato alla direzione de Il Popolo d'Italia, ne modifica il sottotitolo da "Quotidiano socialista" in "Quotidiano dei combattenti e dei produttori", indicando chiaramente la strada da intraprendere. In dicembre pubblica sul suo giornale l'articolo Trincerocrazia, in cui rivendica per i reduci dalle trincee il diritto di governare l'Italia post-bellica.

[modifica] Il Fascismo e la rivoluzione fascista

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione italiana (fascista).
Incontro tra Mussolini e D'Annunzio

La fondazione dei Fasci di combattimento avviene a Milano il 23 marzo 1919 in Piazza San Sepolcro. Il 12 settembre, Mussolini promuove davanti alla sede de Il Popolo d'Italia una sottoscrizione a favore dell'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio, dopo aver incontrato quest'ultimo per la prima volta a Roma in giugno. Il 7 ottobre è a Fiume, dove ha colloqui con D'Annunzio. I rapporti con il Vate sono comunque estremamente fugaci, e condizionati da reciproca diffidenza e forse rivalità.

Il 9 ottobre si tiene a Firenze il primo Congresso dei Fasci di combattimento. Alle elezioni politiche del 16 novembre 1919 i Fascisti, nonostante le candidature "eccellenti" dello stesso Mussolini e di Filippo Tommaso Marinetti a Milano, non ottengono neanche un seggio, e nella provincia meneghina prendono soltanto 4795 voti. Inoltre, il 18 novembre Mussolini è arrestato per poche ore per detenzione di armi ed esplosivi, e viene rilasciato grazie all'intervento del senatore liberale Luigi Albertini. Il 24 e il 25 maggio 1920 Mussolini partecipa al secondo Congresso dei Fasci di combattimento, che si tiene al teatro lirico di Milano.

In giugno si schiera a favore di Giolitti, con il quale, in ottobre, s'incontra per la risoluzione della questione di Fiume. Il 12 novembre, con l'articolo Rapallo, commenta abbastanza favorevolmente il trattato italo-jugoslavo firmato da Giolitti, con cui Fiume diviene una città libera. Il 28 marzo 1921, sfila con gli squadristi in camicia nera in occasione dei solenni funerali delle vittime del terrorismo anarchico del teatro Diana. A testimonianza dell'avvicinamento tra Mussolini e Giolitti, il futuro duce si presenta come alleato dello statista di Mondovì alle elezioni del 15 maggio 1921, nelle liste dei "blocchi nazionali" antisocialisti: ottiene 35 seggi ed è eletto deputato.

[modifica] Verso il potere

A partire da questo successo, le camicie nere moltiplicano i numerosi episodi di violenza e aggressione fisica e verbale contro gli avversari politici del fascismo, soprattutto contro socialisti e popolari. Dopo la scissione di Livorno, anche contro i comunisti; il fenomeno prende il nome di squadrismo.

Il 2 luglio Mussolini invita i socialisti e i popolari, con un articolo su Il popolo d'Italia, a un patto di pacificazione per la cessazione delle violenze squadriste, firmato il 2 agosto grazie alla mediazione del presidente della Camera Enrico De Nicola; tuttavia, le violenze non cessano perché l'esecuzione dell'accordo viene contestata dai singoli ras e perché ne sono esclusi i comunisti. Fra costoro e gli squadristi le violenze continuano rendendo vuoto di significato il patto. Inoltre i ras minacciano Mussolini di scavalcarlo e destituirne l'autorità sui Fasci.

A proposito della notevole autonomia di cui godevano i singoli gruppi squadristi, Renzo De Felice riporta che il futuro duce entrò in contrasto con alcuni esponenti che mettevano in dubbio la sua posizione di guida del movimento (su tutti, Dino Grandi) e che non accettavano la volontà mussoliniana di presentare quest'ultimo come "normalizzatore" dell'ordine sociale. Emblematico da questo punto di vista, sempre secondo De Felice, quanto scrisse Mussolini: «Il fascismo può fare a meno di me? Certo! Ma anch'io posso fare a meno del fascismo.»

Tuttavia, le divergenze vengono superate, e il 7 novembre si tiene a Roma il terzo congresso dei Fasci di Combattimento, che vengono trasformati nel Partito Nazionale Fascista, con Michele Bianchi primo segretario. Il 1° gennaio 1922 Mussolini fonda il mensile Gerarchia, cui collabora l'intellettuale (ed amante di Mussolini) Margherita Sarfatti.

Il 2 agosto 1922 le sinistre indicono uno sciopero contro le violenze delle camicie nere, che intervengono determinandone il fallimento: a Milano, per esempio, gli squadristi disperdono i picchetti degli scioperanti e conquistano i depositi dei tram, facendo circolare regolarmente i mezzi pubblici con la scritta "gratis - offerto dal Fascio".[27] Nel frattempo, tra il 31 agosto ed il 5 settembre, le squadre fasciste occupano i municipi di Ancona, Milano, Genova, Livorno, Parma, Bolzano e Trento, acquisendone il controllo, dopo violenti scontri armati.

Si tratta del crescendo della "rivoluzione fascista", con cui Mussolini tenta un ambizioso colpo di mano per impadronirsi del potere, sfruttando il consenso acquisito presso gli ambienti sociali più importanti del regno. Il 24 ottobre passa in rassegna a Napoli le 40.000 camicie nere lì radunate, affermando il diritto del Fascismo a governare l'Italia.

[modifica] La marcia su Roma

Mussolini durante la marcia su Roma

Tra il 27 e il 31 ottobre 1922, la "rivoluzione fascista" ha il suo culmine con la "marcia su Roma", opera di gruppi di camicie nere provenienti da diverse zone d'Italia e guidate dai "quadrumviri" (Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono e Michele Bianchi). Il loro numero non è mai stato stabilito con certezza; tuttavia, a seconda della fonte di riferimento, la cifra considerata oscilla tra le 30.000 e le 300.000 persone.[28]

Mussolini non prende parte direttamente alla marcia. La decisione è stata attribuita al timore di un intervento repressivo dell'esercito, che ne avrebbe determinato l'insuccesso. Rimane a Milano (dove una telefonata del prefetto lo avrebbe informato dell'esito positivo) in attesa di sviluppi e si reca a Roma solo in seguito, quando viene a sapere del buon esito dell'azione. A Milano, la sera del 26 ottobre, Mussolini ostenta tranquillità nei confronti dell'opinione pubblica assistendo al Cigno di Molnár al Teatro Manzoni. In quei giorni, stava in realtà trattando direttamente col governo di Roma sulle concessioni che questo era disposto a fare al Fascismo ed il futuro duce nutriva incertezza sul risultato che la manovra avrebbe avuto.

Il Re, per l'opposizione di Mussolini a qualsiasi compromesso (il 28 ottobre rifiuta il Ministero degli Esteri) e per il sostegno di cui il fascismo gode presso gli alti ufficiali e gli industriali, che vedevano in Mussolini l'uomo forte che poteva riportare ordine nel paese "normalizzando" la situazione sociale italiana, non proclama lo Stato d'assedio proposto dal presidente del Consiglio Luigi Facta e dal generale Pietro Badoglio e dà invece l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo di coalizione (29 ottobre).

[modifica] Mussolini presidente del consiglio

Il 16 novembre Mussolini si presenta alla Camera (ottiene la fiducia con 316 voti a favore, 116 contrari e 7 astenuti) e tiene il suo primo discorso come presidente del consiglio (il "discorso del bivacco"), nel quale dichiara:

« Mi sono rifiutato di stravincere e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non si abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. »
Mussolini fotografato nel 1923

Il 24 novembre ottiene i pieni poteri in ambito economico e amministrativo sino al 31 dicembre 1923, al fine di "ristabilire l'ordine". Il 15 dicembre 1922 si riunisce, per la prima volta, il Gran Consiglio del Fascismo. Il 14 gennaio 1923 le camicie nere vengono istituzionalizzate attraverso la creazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Il 9 giugno presenta alla Camera la nuova legge Acerbo in materia elettorale, approvata il 21 luglio. Sempre in luglio, grazie all'appoggio britannico, nella conferenza di Losanna è riconosciuto il dominio italiano sul Dodecanneso, occupato dal 1912.

Il 28 agosto si verifica l'eccidio di Giannina: la spedizione militare Tellini, col compito di definire la linea di confine tra Grecia e Albania viene massacrata. Mussolini invia un ultimatum alla Grecia per chiedere riparazioni e, in seguito al rifiuto del governo greco, ordina alla marina italiana di occupare Corfù. Con questa azione, il nuovo presidente del consiglio dimostra di voler perseguire una politica estera forte ed ottiene, grazie alla Società delle Nazioni, le riparazioni richieste (dietro l'abbandono dell'isola occupata).

Il 19 dicembre presiede alla firma dell'accordo tra Confindustria e la Confederazione delle Corporazioni fasciste. Il regio decreto 30 dicembre 1923 n.284 stabilisce la creazione degli Enti Comunali di Assistenza (ECA) con compito di «coordinamento di tutte le attività, pubbliche o private, volte al soccorso degli indigenti, provvedendo, se necessario, alle loro cure, o promuovendo ove possibile l'educazione, l'istruzione e l'avviamento alle professioni, arti e mestieri». Essi verranno unificati in due enti territoriali deputati all'assistenza sanitaria e materiale dei poveri e dell'infanzia abbandonata col regio decreto del 3 marzo 1933 n.383.

Il 27 gennaio 1924 si ha la firma del trattato di Roma tra Italia e Iugoslavia, col quale quest'ultima riconosce all'Italia Fiume, annessa il 16 febbraio. In seguito a questo, il re conferisce a Mussolini l'onorificenza del Collare dell'Annunziata. A partire dal 7 febbraio il governo italiano stabilisce rapporti diplomatici con l'Urss.[29] Un accordo con il Regno Unito permette all'Italia di acquisire l'Oltregiuba, regione che viene annessa alla Somalia italiana. Il 24 marzo si ha il primo tentativo di radiotrasmissione di un discorso politico.

Alle elezioni del 6 aprile 1924, la "Lista Nazionale" (nota con il nome di "Listone") ottiene il 60,1% dei voti e 356 deputati (poi ridotti a 355 per la morte di Giuseppe De Nava, non sostituito); ad essi si aggiungono il 4,8% di voti e i 19 seggi conseguiti dalla "lista bis". Nel complesso le due liste governative raccolgono il 64,9% dei voti validi, eleggendo 375 parlamentari, di cui 275 iscritti al Partito Nazionale Fascista. Oltre al PNF erano entrati nel "Listone" la maggioranza degli esponenti liberali e democratici (tra cui Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra, ed Enrico De Nicola, che però ritirò la sua candidatura prima delle elezioni), ex popolari espulsi dal partito, demosociali e sardisti filofascisti, e numerose personalità della destra italiana.

Le consultazioni - nonostante Mussolini avesse inviato reiterati appelli all'ordine ai fascisti e telegrammi ai prefetti affinché impediscano a chiunque intimidazioni, provocazioni e aggressioni (che - specialmente se commesse dai fascisti potevano - come poi avvenne - costituire un pretesto per i partiti di minoranza per chiedere l'annullamento delle elezioni, il cui esito era scontato a favore del "Listone")[30] - si svolgono in un clima generale[31] di violenza ed intimidazioni.[32] Contemporaneamente Mussolini impegnava telegraficamente i prefetti[33] affinché ogni sforzo fosse effettuato per assicurare la vittoria alla Lista Nazionale, attraverso l'opera di convincimento degli incerti e la lotta all'astensionismo, nonché attraverso la propaganda della corretta compilazione della scheda elettorale[34] ma anche e soprattutto attraverso la realizzazione di manifestazioni e celebrazioni pubbliche a carattere patriottico o di festa patronale nelle quali i Fasci locali avessero potuto mettersi in mostra e presentarsi come gli unici detentori della legittimità a rappresentare la nazione.

Le elezioni si concludono con una schiacciante vittoria della Lista Nazionale, tale da superare ogni più rosea aspettativa dello stesso Mussolini, che - dalle informative ricevute dai prefetti - si aspettava un numero di consensi di poco superiore al 50%[35]. Il "Listone" ottenne invece il 64,9% su base nazionale, tale da raggiungere da solo il premio di maggioranza del 65% previsto dalla Legge Acerbo per il partito di maggioranza relativa. La sconfitta delle opposizioni porta la stampa antifascista e anche quella afascista[36] ad un serrato attacco contro le violenze e le illegalità commesse dai fascisti e dagli organi dello Stato allineati al fascismo. Solo pochi giornali riconoscono la vittoria elettorale del blocco nazionale. Gli abusi, i brogli e le violenze perpetrate dai fascisti vengono infine denunciate il 30 maggio dal deputato socialista unitario Giacomo Matteotti con un duro discorso alla Camera col quale chiede di annullare il risultato delle elezioni. Il discorso provoca una seduta concitata, e Matteotti viene interrotto a più riprese, in particolare da Farinacci, il quale a sua volta rinfaccia all'opposizione le illegalità commesse dai movimenti antifascisti, mentre maggioranza e opposizione di scambiano accuse reciproche. Alcuni esponenti della Lista Nazionale abbandonano l'Aula per protesta contro le accuse lanciate da Matteotti[37].

Il 10 giugno 1924 Matteotti viene rapito e assassinato per mano di squadristi fascisti. L'evento provoca grande turbamento in tutta la nazione e la «secessione dell'Aventino»,[38] ovvero l'abbandono del parlamento da parte dei deputati d'opposizione, i quali si riuniscono sull'Aventino per protesta nei confronti del rapimento. Indicato dalla stampa e dall'opposizione ma anche da alcuni suoi alleati[39] come mandante, Mussolini non viene però imputato nel processo che portò alla condanna per omicidio preterintenzionale[40] a a cinque anni, undici mesi e venti giorni per tre militanti fascisti che, secondo la sentenza, avrebbero agito di propria iniziativa. La condanna fu poi revisionata in ergastolo per i colpevoli ancora superstiti nel 1947. Parimenti, anche il processo all'Alta Corte Senato del Regno contro Emilio De Bono non coinvolge Mussolini. Nonostante ciò alcuni esponenti della storiografia contemporanea[41] sostengono la responsabilità di Mussolini nell'omicidio come mandante, opinione contestata da Renzo De Felice nella sua biografia di Mussolini, indicando come egli in quel periodo fosse il più danneggiato nella sua politica e nella sua persona da quel delitto.

L'autunno 1924 è denso di tensioni per Mussolini: alcuni fascisti prendono le distanze da lui, e molti chiedono le sue dimissioni, affinché il "fascismo potesse ritemprarsi libero dalle responsabilità dei supremi poteri" (così il ministro delle Finanze De Stefani, presentando a sua volta le sue proprie dimissioni - respinte - a Mussolini). La pubblicazione del "memoriale Rossi" (forse voluta dallo stesso Mussolini) porta altre accuse, ma per le sue incoerenze interne Mussolini riesce con un'abile campagna di stampa a ritorcerle a suo vantaggio. Mussolini si limita a cedere l'interim degli Interni a Federzoni, il quale viene incaricato di reprimere innanzitutto ogni moto spontaneista sia delle opposizioni che degli squadristi (i quali, soprattutto dopo l'assassinio come vendetta per Matteotti dell'onorevole Armando Casalini che tornava a casa con la figlia, il 12 settembre 1924 ricostituiscono alcune "squadracce" e riprendono le violenze arbitrarie).

Mentre la situazione si fa sempre più tesa si agitano anche voci che sostengono che Mussolini pensasse ad un colpo di Stato per risolvere la questione: una tesi che De Felice smentisce: proprio l'iniziale volontà di Mussolini di risolvere politicamente e nei limiti della legalità costituzionale la crisi[42] spingerà invece i ras a metterlo spalle al muro. Dopo una durissima campagna di stampa portata avanti dalle testate dell'estremismo fascista, la sera del 31 dicembre un gruppo di consoli della Milizia capitanato da Aldo Tarabella ed Enzo Galbiati si reca a Palazzo Chigi. Lo scontro verbale è violentissimo: gli squadristi accusano Mussolini di volersi disfare della Milizia e del partito e lo minacciano di un "pronunciamiento". A Firenze, nel frattempo, si erano radunati oltre diecimila squadristi, pronti all'azione violenta: fu incendiata la sede del Giornale nuovo ed altre sedi antifasciste, e dato l'assalto alle carceri delle Murate, dalle quali furono tratti i fascisti ivi detenuti. In tutta questa situazione, il re taceva e l'Esercito non si muoveva. Mussolini, a questo punto "decise di giocare grosso: approfittare dell'atteggiamento del re per mettere fuori giuoco le opposizioni, rassodando così il proprio traballante potere e dando soddisfazione agli intransigenti, ma al tempo stesso tirare anche a questi un colpo mortale".[43]

Forte dell'indecisione delle opposizioni e premuto dai suoi compagni più radicali (Balbo, Farinacci e Bianchi soprattutto), il 3 gennaio 1925 Mussolini tiene alla Camera dei Deputati un discorso sul delitto Matteotti[44] nel quale si assume "la responsabilità politica, morale, storica" di quanto accaduto e del clima di violenza. Mussolini espone le vicende della rivoluzione fascista, delle lotte interne e dell'ascesa al potere del fascismo, arrivando a sfidare l'aula sostenendo che se il fascismo non fosse stato altro che "un'associazione a delinquere", si procedesse immediatamente a preparare "la corda e il sapone" per impiccarlo seduta stante. Col discorso del 3 gennaio ha inizio il regime dittatoriale fascista data confermata dallo stesso Mussolini nel libro "Storia di un anno: Il tempo del bastone e della carota" del 1944.

Il giorno dopo Mussolini fa diramare a Federzoni una serie di telegrammi ai prefetti coi quali chiede la repressione più stringente di ogni sommossa o tumulto di ogni fazione in particolare però sui "comunisti e sovversivi", il controllo della stampa (quella dell'opposizione tramite la censura, quella fascista tramite un richiamo all'ordine perentorio) e poi - direttamente ai dirigenti delle federazioni fasciste un richiamo all'ordine con minaccia diretta nei confronti dei dirigenti che avessero permesso disordini da parte dei propri gregari.

Nel gennaio iniziano le azioni poliziesche di sequestro di giornali (il primo dei quali fu La conquista dello stato, della sinistra fascista) di chiusura di sedi e circoli dell'opposizione (95 sedi e 150 esercizi pubblici di ritrovo, in particolare contro i comunisti e i circoli di "Italia libera") e di arresto di elementi "sospetti" (111 "pericolosi sovversivi" erano stati arrestati).

Alle dimissioni di alcuni elementi liberal moderati dal governo Mussolini, questi rispose con un rapido "giro di poltrone", portando all'interno dei ministeri personalità fondamentali per il fascismo come il giurista Rocco e Giovanni Giuriati. Questi uomini - diretti da Mussolini - avrebbero nel giro di un anno costruito l'intelaiatura giuridica e funzionale dello Stato dittatoriale fascista.[45]

[modifica] Attentati a Mussolini

Benito Mussolini durante un discorso

Già il giorno della «marcia su Roma» il 31 ottobre 1922 Mussolini rischia la vita: a Milano uno squadrista inciampa e fa partire un colpo di fucile che sfiora Mussolini a un orecchio. Dopo essere divenuto capo del governo, Mussolini è poi oggetto di una serie di attentati.

Il primo è ideato il 4 novembre 1925 dal deputato socialista e aderente alla massoneria Tito Zaniboni, appostatosi con un fucile alla finestra di una stanza dell'albergo Dragoni, di fronte al balcone di palazzo Chigi dove è previsto che Mussolini si affacci per l'anniversario della vittoria. Alcuni uomini dell'OVRA fanno però irruzione nella stanza e arrestano Zaniboni.

La mattina del 7 aprile 1926 Mussolini esce dal palazzo del Campidoglio, dove ha inaugurato un congresso di chirurgia; Violet Gibson, una donna irlandese di cinquant'anni, gli spara un colpo di pistola. Mussolini resta ferito non gravemente al naso. Medicato con un vistoso cerotto Mussolini, già in grado il giorno dopo di recarsi in Libia, commenta: «Le pallottole passano e Mussolini resta».

Il terzo attentato è opera di Gino Lucetti, un giovane marmista anarchico di Carrara che ha combattuto negli Arditi e che poi, aggredito dai fascisti, è emigrato a Marsiglia. L'11 settembre 1926 attende che Mussolini esca dalla sua abitazione e gli lancia una bomba a mano che colpisce il tetto dell'auto del duce e scoppia a terra ferendo otto persone. Nell'interrogatorio dice di aver voluto vendicare i massacri effettuati dagli squadristi a Torino nel dicembre del 1922.

Il quarto attentato è il più misterioso. La sera del 31 ottobre 1926 a Bologna, il duce ha inaugurato il nuovo stadio sportivo il Littoriale nell'ambito della commemorazione della "marcia su Roma"; su una macchina scoperta sta andando alla stazione quando un colpo di pistola gli lacera la sciarpa dell'ordine mauriziano. Dietro alla macchina di Mussolini, che prosegue, un gruppo di squadristi di Leandro Arpinati (tra cui anche Balbo) si butta sul presunto attentatore e lo lincia: il cadavere mostrerà 14 pugnalate, un colpo di rivoltella e tracce di strangolamento. Si tratta di Anteo Zamboni, un ragazzo quindicenne di famiglia anarchica. Secondo alcune recenti ricostruzioni, l'attentato sarebbe stato il risultato di una cospirazione maturata all'interno degli ambienti fascisti emiliani (si sospettano a turno Farinacci, Balbo, Arpinati e Federzoni), contrari alla «normalizzazione» inaugurata da Mussolini, ostile ad ulteriori eccessi rivoluzionari ed allo strapotere delle formazioni squadriste.

L'attentato di Bologna fornisce il pretesto per le leggi fascistissime del novembre 1931. 5 novembre: annullamento dei passaporti; sanzioni contro gli espatri clandestini; soppressione dei giornali antifascisti; scioglimento dei partiti; istituzione del confino; creazione di una polizia politica segreta (che affidata a Arturo Bocchini assumerà poi il nome di OVRA); 9 novembre: dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare di 120 deputati; 25 novembre: istituzione della pena di morte per chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l'integrità o la libertà personale del re, della regina, del principe ereditario e del capo del governo, nonché per gli altri delitti contro lo Stato; istituzione del Tribunale speciale, che entra subito in azione contro la "centrale comunista" (Gramsci, Terracini e altri).

[modifica] Mussolini primo ministro: la dittatura fascista

« Dopo la Roma dei Cesari, dopo quella dei Papi, c'è oggi una Roma, quella fascista, la quale con la simultaneità dell'antico e del moderno si impone all'ammirazione del mondo. »
(Dal discorso del 18 aprile 1934; citato in Francesco Saverio Nitti, La disgregazione dell'Europa, Faro, Roma 1946)

Con la legge 17 aprile 1925 n.473 vengono sancite le nuove norme igieniche per le imprese, con l'obbligo di provvedere al servizio sanitario nell'azienda, di non gravare donne e minorenni con carichi eccessivi e di segnalare come tali e custodire le sostanze nocive. I contratti nazionali di lavoro assumevano forza di legge e i «padroni» («datori di lavoro») potevano stipulare contratti individuali difformi dai collettivi di categoria solo se erano previste condizioni migliori per i lavoratori. Sull'osservanza dell'atto vigilava il neo-costituito Ispettorato Corporativo. Col regio decreto 1 maggio 1925 n.582 nasce l'Opera Nazionale Dopolavoro ("OND") allo scopo di "promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori intellettuali e manuali con istituzioni dirette a sviluppare le loro capacità fisiche, intellettuali e morali".

L'11 giugno 1925 il Presidente del Consiglio annuncia l'inizio della battaglia del grano. La campagna aveva lo scopo di far raggiungere l'autosufficienza dell'Italia dall'estero per quanto riguardava la produzione del frumento (la cui importazione era causa diretta del 50% del deficit della bilancia dei pagamenti) e, più in generale, di tutti i prodotti agricoli. Il programma (terminato nel 1931) ebbe un discreto successo, nonostante non fosse stato raggiunto l'obiettivo della completa autosufficienza nel settore alimentare. Il progetto poté essere realizzato soprattutto grazie alla bonifica, tra il 1928 ed il 1932, dei territori paludosi ancora presenti nella penisola italiana (tra cui l'Agro Pontino). I nuovi comuni nacquero spesso in connessione con una particolare destinazione economica prestabilita (Carbonia, ad esempio, fu fondata per lo sfruttamento dei limitrofi giacimenti di carbone). Le bonifiche permisero anche l'attuazione di un'efficace programma sanitario che consentì di debellare la malaria, con risultati significativi anche contro la tubercolosi, il vaiolo, la pellagra e la rabbia.

Il 21 giugno 1925 si tiene il quarto ed ultimo congresso del PNF. Mussolini invita le camicie nere ad abbandonare definitivamente la violenza. Gli elementi squadristi saranno resi impotenti entro la fine dell'anno grazie alla riforma del sistema di polizia (permettendo, in tal modo, il rafforzamento del potere dell'esecutivo).

Il 18 luglio Italia e Iugoslavia firmano il trattato di Nettuno per la definizione dei rispettivi confini in area dalmata.

Il 20 ottobre Mussolini nomina Cesare Mori prefetto di Palermo, con poteri straordinari e con competenza estesa a tutta la Sicilia, al fine di porre un freno al fenomeno mafioso nell'isola. Il «prefetto di ferro», anche attraverso metodi extralegali (fra cui la tortura, la cattura di ostaggi fra i civili e il ricatto), con l'esplicito appoggio di Mussolini, otterrà significativi risultati e la sua azione continuerà per tutto il biennio 1926-27. Fra le "vittime eccellenti" iniziano a figurare anche personalità del calibro del generale di Corpo d'Armata Antonio di Giorgio, il quale riesce ad ottenere un colloquio riservato con Mussolini, cosa che non impedirà nè il processo nè il pensionamento anticipato dell'alto ufficiale.[46] Ben presto però circoli politico-affaristici di area fascista collusi con la mafia [47][48] riescono indirizzano tramite attività di dossieraggio le indagini di Mori e del procuratore generale Luigi Giampietro sull'ala radicale del fascismo siciliano, coinvolgendo anche il federale Alfredo Cucco, uno dei massimi esponenti del fascio dell'isola. Cucco nel 1927 viene espulso dal PNF "per indegnità morale" e sottoposto a processo con l'accusa di aver ricevuto denaro e favori dalla mafia,[49][50] venendo assolto in appello quattro anni dopo,[51] ma nel frattempo il fascio siciliano è stato decapitato dei suoi elementi radicali. L'eliminazione di Cucco dalla vita politica dell'isola favorisce l'insediamento nel PNF siciliano dei latifondisti dell'Isola, essi stessi affiliati, collusi o quantomeno contigui alla mafia.

A questa azione si aggiunge quella delle "lettere anonime"[52] tempestano le scrivanie di Mussolini e del ministro della Giustizia Alfredo Rocco, avvisando dell'esasperazione dei palermitani e minacciando rivolte se l'operato eccessivamente moralistico di Giampietro[53] non si fosse moderato. Contestualmente il processo a Cucco si rivela uno scandalo, nel quale Mori viene dipinto dagli avvocati di Cucco come un persecutore politico[54] e nel 1929 Mussolini decide di porre a riposo il prefetto Mori facendolo cooptare dal Senato del Regno. La propaganda fascista dichiara orgogliosa che la mafia è stata sconfitta: tuttavia l'attività di Mori e Giampietro aveva avuto drastici effetti soltanto su figure di secondo piano, lasciando in parte intatta la cosiddetta "cupola" (composta da notabili, latifondisti e politici), la quale riuscì a reagire attraverso l'eliminazione di Cucco, e così addirittura installarsi all'interno delle federazioni del fascio siciliane.

Alcuni autori sostengono che Mussolini avesse rimosso Mori perché nelle sue indagini si sarebbe spinto eccessivamente in alto, andando a colpire interessi e collusioni fra Stato e mafia.[55] Questa tesi viene recisamente respinta da altri, come Alfio Caruso.[56]

Tra il 1925 e il 1926 sono varate le leggi fascistissime, ispirate dal giurista Alfredo Rocco.

La legge 26 novembre 1925, n. 2029, sancisce che i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti ed enti) sono tenuti, su richiesta dell'autorità di pubblica sicurezza, a dichiarare statuti, atti costitutivi, regolamenti interni ed elenchi di soci e di dirigenti, pena, in caso di dichiarazione omessa o infedele, lo scioglimento del corpo medesimo, sanzioni detentive indeterminate e sanzioni pecuniarie da un minimo di 2.000 ad un massimo di 30.000 lire. In tal modo, il governo arriva a disporre di una chiara mappa del tipo e del numero di associazioni non governative presenti.

La legge 24 dicembre 1925, n. 2300, stabilisce che tutti i funzionari pubblici che rifiutano di giurare fedeltà allo stato italiano debbano essere destituiti.

La legge 24 dicembre 1925, n. 2263, prevede che la dizione «presidente del consiglio» sia mutata in «Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato»; il «capo del governo» è nominato e revocato solo dal re ed è responsabile solo nei suoi confronti. I ministri diventano responsabili sia verso il monarca che Mussolini.

La legge sulla stampa del 31 dicembre 1925 riconosce come illegali tutti i giornali privi di un un responsabile riconosciuto dal prefetto (e, quindi, indirettamente da Mussolini).

La legge 31 gennaio 1926, n. 100, attribuisce a Mussolini, in quanto capo del governo, la facoltà di emanare norme giuridiche.

Con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, sono eliminati dall'ordinamento municipale il consiglio comunale e il sindaco, quest'ultimo sostituito dalla figura del podestà, che esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale ed è nominato con decreto reale dal potere esecutivo.

Il 3 aprile 1926 viene abolito il diritto di sciopero e si stabilisce che i contratti collettivi possano essere stipulati solo dai sindacati legalmente riconosciuti dallo stato; in tale contesto, l'8 luglio 1926 viene costituito il Ministero delle Corporazioni, di cui Mussolini assume la direzione.

Nel frattempo, Mussolini impone all'Albania di Ahmet Zogu una forma non ufficiale di protettorato. Inoltre, l'Italia aderisce al Patto di Locarno per la garanzia delle frontiere e la sicurezza generale. Nell'aprile 1926, con un discorso a Tripoli, Mussolini avanza l'idea del mare nostrum (ovvero di una talassocrazia italiana sul Mediterraneo) e contrappone, per la prima volta, fascismo e democrazia. Sempre nel 1926, i confini della Libia vengono ridefiniti a favore dell'Italia, che acquista, tra l'altro, il Fezzan.

Sempre il 3 aprile viene fondata L'Opera Nazionale Balilla ("ONB"), col compito di «riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico», ovvero all'educazione spirituale e culturale ed all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica dei giovani italiani tra gli 8 e i 18 anni. Nel 1927 tutte le altre organizzazioni giovanili sono sciolte per legge, ad eccezione della Gioventù Italiana Cattolica. Nel 1937 la ONB sarà sostituita dalla Gioventù Italiana del Littorio ("GIL").

Il 18 agosto il duce tiene a Pesaro un discorso in cui proclama che, per combattere la svalutazione, il cambio lira-sterlina sarà fissato alla fatidica «quota 90», tale obiettivo sarà raggiunto anche se con difficoltà.

L'8 ottobre il Gran Consiglio vara il nuovo statuto del PNF, col quale sono abolite le elezioni interne dei membri del partito. Inoltre, il 12 ottobre Mussolini assume il comando della MVSN.

Il 5 novembre sono sciolti tutti i partiti al di fuori del PNF e si stabilisce che la stampa è sottoponibile a censura. Sono introdotti il confino di polizia[57] e la pena di morte[58] per attentati perpetrati od organizzati a danno delle massime figure dello stato[59] e viene istituito il Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

Il 30 dicembre il fascio littorio è dichiarato simbolo dello stato.

Il 15 gennaio 1927 Winston Churchill, allora Cancelliere dello Scacchiere, è accolto a Roma da Mussolini. Nel frattempo Mussolini lancia la campagna a sostegno della crescita demografica: gli scapoli sono tenuti a pagare una tassa speciale, in occasione dei matrimoni lo stato elargisce un premio in danaro agli sposi, e si prevedono prestiti, agevolazioni economiche (anche nel campo dell'educazione scolastica dei figli) ed esenzioni dalle tasse per le famiglie numerose (premi di natalità).

Sono istituiti i Gruppi Universitari Fascisti ("GUF"), per la formazione della futura classe dirigente.

Il 21 aprile il Gran Consiglio approva la Carta del Lavoro per la riforma dell'economia italiana in senso corporativo. Il 5 giugno, parlando al Senato, Mussolini afferma la linea del revisionismo in politica estera, dichiarando che i trattati stipulati dopo la prima guerra mondiale sono validi, ma non sono da considerare eterni ed immutabili.

Con la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, si ha l'istituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo, ovvero del massimo organo del PNF (presieduto dal duce in persona), che è riconosciuto come organo costituzionale supremo dello stato. Il 15 gennaio 1928 viene fondato l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche ("EIAR") ente statale cui competeva in esclusiva la gestione del servizio pubblico radiofonico sul territorio nazionale. Nel 1944 verrà ribattezzato RAI ("Radio Audizioni Italiane").

Il 14 marzo Mussolini presenta alla Camera un disegno di legge di riforma (poi approvato), col quale propone la riduzione a 400 del numero complessivo dei deputati, i quali sarebbero stati eletti in un unico collegio nazionale; la confederazione nazionale dei sindacati fascisti e le associazioni culturali abilitate si occupano della presentazione delle candidature.

Mussolini durante un discorso

L'11 febbraio 1929 Mussolini pone termine alla decennale questione romana, firmando col cardinale Pietro Gasparri i patti lateranensi, ratificati alla Camera in maggio.

Le elezioni del 24 marzo 1929, per il rinnovo della Camera dei Deputati, si risolvono in un plebiscito a favore di Mussolini. Gli elettori sono chiamati a votare "sì" o "no" per approvare un "listone" di deputati deciso dal Gran Consiglio del Fascismo. La consultazione si tiene in un clima intimidatorio; la scheda con il "sì" è tricolore, e quella con il "no" semplicemente bianca, rendendo così riconoscibile il voto espresso. La partecipazione al voto è del 90% e i voti favorevoli al "listone" sono pari al 98,4%.

Il 2 aprile il duce incontra il ministro degli esteri inglese Neville Chamberlain e, verso la fine dell'anno, la sede del Governo è trasferita da palazzo Chigi a palazzo Venezia. Nel 1930 l'Italia sigla un trattato di amicizia con l'Austria. Nel gennaio 1931 Mussolini, in un'intervista al Daily Mail, afferma la necessità di una revisione dei trattati di pace della grande guerra. Il 9 luglio riceve il segretario di stato americano Henry Lewis Stimson, mentre in ottobre accoglie il Mahatma Gandhi a Palazzo Venezia. Tra il 23 marzo e il 4 aprile 1932, il duce incontra più volte Emil Ludwig, che ne scriverà in Colloqui con Mussolini.

In questo periodo iniziano ad allentarsi i suoi rapporti amorosi con Margherita Sarfatti, cui tuttavia continua ad essere legato. D'altra parte, agli inizi del 1932, aveva incontrato per la prima volta Claretta Petacci.

Il 12 aprile viene presentata, al salone internazionale dell'automobile di Milano, la nuova FIAT Balilla, che nelle intenzioni di Mussolini avrebbe dovuto essere l'automobile di tutti gli Italiani; a partire da quest'anno ne sarà infatti favorita la diffusione, che tuttavia non raggiungerà mai i risultati sperati (una simile iniziativa sarà poi adottata anche da Adolf Hitler con la Volkswagen).

In giugno, sull'Enciclopedia Treccani viene pubblicata la voce Fascismo, firmata da Mussolini e scritta con la collaborazione di Giovanni Gentile; vi si spiega la dottrina propria del partito fascista. In occasione del decennale della rivoluzione fascista, è inaugurata 28 ottobre la via dell'Impero (attuale via dei Fori Imperiali) e sono riaperte le iscrizioni al PNF, chiuse dal 1928. Il 18 dicembre Mussolini inaugura Littoria (futura Latina), la prima delle "città nuove" costruite nell'Agro Pontino, bonificato negli anni precedenti.

Il 29 marzo 1933 Mussolini incontra a Roma il Ministro della Propaganda tedesco Joseph Goebbels. Per iniziativa di Mussolini il 7 giugno viene firmato a Roma il patto a quattro tra Italia, Francia, Regno Unito e Germania, col quale questi stati si assumono la responsabilità del mantenimento della pace e della riorganizzazione dell'Europa nel rispetto dei principi e delle procedure previste dallo statuto della SdN.

Sempre nel 1933 viene creato l'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (INFPS), che assumerà dal 1943 la denominazione di INPS, un ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e a gestione autonoma con lo scopo di garantire la previdenza sociale ai lavoratori. In quegli anni ebbe origine del primo vero sistema pensionistico italiano: a carico dell'INFPS fu l'assicurazione (obbligatoria) contro la vecchiaia, estesa dai soli dipendenti pubblici (per i quali aveva il nome di pensione) a quelli privati. Nel medesimo anno la pluralità di Casse infortuni cui era deputata la tutela dei lavoratori contro gli infortuni sul lavoro (obbligatoria a partire dal 1919, seppur limitatamente ad alcuni settori) vengono unificate nell'Istituto Nazionale Fascista per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro ("INFAIL"), ribattezzato INAIL nel 1943. Scopo dell'ente statale era quello di «esercitare l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (parte delle quali vennero equiparate giuridicamente agli infortuni sul lavoro), la riassicurazione di altri Enti autorizz